novegennaioduemilaotto: concerto di Carmen Consoli all'auditorium di Roma.
bhè che dire, esattamente come me l'aspettavo. si entra a fatica nella sala petrassi, piccola ma calda e accogliente. troppe le scale che conducono alla galleria, e quando si arriva in cima la gente chiede a gran voce bombole ad ossigeno. mentre si aspetta si scruta un po' la gente che è lì con te ad aspettare, trovi anche due vecchiettini e ti stupisci un po', ma in fondo è questo il potere della musica, ci accomuna tutti, grandi e vetusti. e mentre si pensano queste e altre cose, le luci si spengono e finalmente entra lei, accompagnata solo da se stessa e quattro chitarre alle sue spalle.

carmen canta le sue canzoni a gran voce, quasi come avesse urgenza di farsi sentire, carmen balla sensuale come solo una donna confusa e felice sa fare, carmen racconta storie, come quella di maria catena o di matilde che odiava un po' troppe cose, e starla a sentire viene facile come respirare, e in quella saletta così intima sembra quasi che a cantare sia una vecchia nonna, di quelle che ti insegnano a vivere. c'è da sentirsi anche un po' intimoriti e si resta ammaliati dalla cantantessa, ma poi lei fa una cosa bellissima che ti fa capire che non è poi così tanto diversa da te, si toglie gli stivali dicendo "
mi fanno male i piedi" e tu senti che potresti volerle bene per questo.

e dopo aver raccontato anche la sua personale fiaba di orfeo ed euridice, in cui c'è il lieto fine -
perchè a me è sempre piaciuto il lieto fine - il concerto si conclude con un buonanotte e carmen che corre via e inciampa un po', e ti viene da ridere, perchè sembra una ragazza che vuole giocare a fare la donna vissuta ma è ancora un po' bambina, perchè carmen è queste e tante altre donne nelle quali è facile identificarsi. è questo il suo potere, farti sentire che anche lei è un po' come te,
nostalgica, metereopatica quanto basta.